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Record di evasione fiscale

per il sito Booking.com

verso le casse Italiane

Booking.com tramite gli affitti di abitazioni private senza partite Iva, potrebbe aver generato, una evasione dell’Iva di circa 350 milioni di euro in poco più di 2 anni.

Una stima basata selle prenotazioni, che va dal 2017 al 2019 dove si è registrato un incremento del 30% di prenotazioni di abitazioni private, superando di gran lunga quelle verso gli hotel.

Il doppio problema viene dato non solo dal mancato versamento delle imposte, ma anche dalla concorrenza sleale che viene generata, al cospetto di chi paga regolarmente l’imposta.

La procura della Repubblica di Genova ha aperto un’inchiesta per chiarire le responsabilità da parte del Colosso delle prenotazioni on-line.

L’inchiesta sta ricostruendo un presunto “sistema” che consente alla società con sede in Olanda di far sparire l’Iva legata all’intermediazione per l’affitto di proprietà di privati che non hanno partita Iva, in questo caso la società Booking.com dovrebbe operare in qualità di sostituto di imposta registrandosi in Italia, cosa al momento non fatta, infatti la tassa non è neanche dichiarata, e per questo la società si trova sotto un procedimento giudiziario a suo carico per il mancato pagamento dei tributi.

L’inchiesta nasce dal gruppo della Guardi di Finanza di Genova, che si accorge che nelle fatture di Booking.com per affitti di case private, non era applicata l’Iva, e a seguito di un intreccio di dati, si accorgono che non era mai stata pagata, arrivando ad una prima conclusione che questo era un vero e proprio modus operandi.

Come riportato dal Sole 24 Ore, il fascicolo conta anche un parere dell’Agenzia dell’Entrate, un atto emesso a seguito di apposito quesito fatto da Federalberghi. L’associazione ha segnalato che il portale «emette fatture senza Iva italiana, applicando il meccanismo del cosiddetto “reverse charge” anche nei casi in cui la struttura ricettiva è priva di partita Iva. La conseguenza è l’evasione totale dell’imposta, che non viene pagata né dal portale né dalla struttura».

L’Agenzia «ha chiarito che l’Iva – spiegano da Federalberghi – sulle commissioni pagate ai portali che operano in altri paesi Ue è sempre dovuta. Se la struttura ricettiva ha la partita Iva, essa si di dovrà fare carico del versamento in regime di inversione contabile. Se la struttura non ha partita Iva, dovrà essere invece il portale ad identificarsi in Italia e ad emettere fattura con Iva Italiana».

Si cerca di approfondire inviando una richiesta di informazioni all’Olanda: un ordine di indagine europeo che, tuttavia, non ha prodotto risultati. Le autorità Olandesi hanno negato qualsiasi illecito di Booking, bloccando qualsiasi approfondimento e non inviando la documentazione che gli era stata richiesta.

Per il settore del turismo, l’ennesimo colpo basso da parte dei colossi del Web, che ostentando la loro posizione di forza riescono ad essere al di sopra della legge, comportamento che non riesce a moltissimi operatori Italiani che con fatica e dedizione cercano di stare al passo con profitti / perdite / e pagamenti delle tasse.

Per questo proviamo ogni giorno a far riflettere le persone sui comportamenti da avere sul Web, perché dietro ad uno sconto o ad un prezzo poco più basso, si può rivelare una truffa che coinvolge tutti, anche quelli che non sanno di essere coinvolti.